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Mohsen Taasha Wahidi, Untitled, 2015, Theca Gallery Milano + Iran Pavillon 56 Biennale d'arte di Venezia

Mohsen Taasha Wahidi
nato a Kabul nel 1991 è uno dei giovani artisti più interessanti nel panorama delle arti visive afghane. Scoperto a livello internazionale nel 2012 in occasione della sua partecipazione a dOCUMENTA(13) a Kassel, curata da Carolyn Christov-Bakargiev e a dOCUMENTA(13) a Kabul, curata da Andrea Viliani e Aman Mojadidi. L’opera di Moshen Taasha è prevalentemente pittorica e caratterizzata da un forte radicamento nella cultura millenaria della sua terra (la Persia), temi da cui parte per sviluppare una riflessione critica sulla situazione sociopolitica dei luoghi in cui vive (Afghanistan e Pakistan). Di etnia Hazara, minoranza di origini turco-mongoliche, Moshen Taasha Wahidi si appassiona al disegno da giovanissimo e coltiva le sue doti nell’Institute of Fine Arts di Kabul e nell’ambito di workshops sull’arte contemporanea organizzati nella città da artisti internazionali, come Khadim Ali, Adrian Villar Rojas, Chu e Emeric Lhuisset. Dopo aver fatto parte del gruppo “Roschd” (“Il fiorire”) fonda i “Bad Artists”, in seguito chiamati “Taasha Artists” (“Artisti Nascosti”), appellativo assunto poi dall’artista nel suo nome d’arte. Il lavoro di Moshen Taasha (“nascosto”) Wahidi racchiude nella vivacità dei suoi colori e nella finezza dei suoi tratti grafici sprazzi di luce e di ombra, di bellezza e di morte. I fogli leggeri di carta calligrafica su cui disegna e dipinge sono al contempo fragili specchi e potenti critiche alla società. I suoi lavori raccontano una storia ferita, ritratta di volta in volta nella fusione di sagome umane senza volto, versi coranici e grida spezzate. Caratteristica del suo lavoro sono i rossi scarlatti che appaiono violenti nelle sue serie. La morte in Taasha non è più fine tragica provocata da un nemico, ma secondo l’insegnamento del poeta, astronomo e filosofo persiano Jalāl ad- Dīn Muhammad Balkhī – meglio noto in Occidente come Rumi (XIII sec. d.C.) –, la morte è l’inizio di un nuovo percorso dello spirito. Theca Gallery nel 2013 organizza la mostra personale: “MAIN d13 | one KaBuL (…) two TESsin [THE RIVERS]” e lo stesso anno è esposto in una duplice mostra a Budapest, la prima “Memoriae of a Collection”, allestita da Theca Gallery, la seconda, invece, una mostra internazionale curata da Délia Vèkony sul tema della migrazione: “La Grand Migration” entrambe le mostre sono state ospitate presso l’Art Market Fair della capitale ungherese. Il 2014 è un anno ricco di partecipazioni collettive di Taasha, si ricordano “White Light | White Heat” a Lugano e “Segno e disegno” a cura di Valerio Dehò, direttore del Kunst Museum di Merano oltre alla personale organizzata sempre da Theca Gallery in Lituania, a Vilnius: “I was used to be there. An Unforgettable Stay (I would love to say)”. Di particolare rilievo internazionale è poi la mostra collettiva allestita in USA: “Art Amongst War: Visual Culture in Afghanistan” curata da Deborah Hutton, presso il Sarnoff College of Arts, in New Jersey. La mostra è accompagnata da un catalogo arricchito da saggi critici frutto della ventennale ricerca svolta da Emily Croll e dal suo dipartimento universitario sulle diverse tipologie di arte praticate in Afghanistan tra il 1991 e il 2014. In USA è esposta una parte della serie “Untitled Miniature / Kala Minar”. Quest’ultimo lavoro, insieme a “The Red Curtain” e “In the Seventh Sky” sono le tre opere scelte dai curatori, Marco Meneguzzo e Mazdak Faiznia, per il Padiglione Nazionale dell’Iran alla 56° Biennale d’arte di Venezia, 2015. “The Great Game” è il titolo emblematico dell’esposizione veneziana nella quale saranno esposti insieme a Mohsen Taasha Wahidi altri importanti artisti internazionali provenienti da: Iran, Pakistan, India, Iraq, Azerbaijan e Afghanistan. Tema del Padiglione è rappresentare attraverso l’arte contemporanea di quei luoghi la consapevolezza delle problematiche socio-politiche proprie dell’area geografica. L’esposizione rappresenta quindi l’aspetto metaforico delle complessità e delle forze in atto in quell’inesauribile scacchiere di potere. Significative sul tema sono le ultime opere realizzate da Mohsen Taasha Wahidi nel 2014 in Pakistan, serie intitolata “Memorial” e “Untitled”, in cui il fango lascia il posto alla foglio d’oro e restano sempre presenti il rosso e il nero in primo piano, mentre sullo sfondo compaiono archetipi delle geometrie islamiche color ceruleo. “Beyond The Curtain” è la mostra personale di Mohsen Taasha Wahidi a cura di Marco Meneguzzo che Theca Gallery ha voluto presentare in apertura della stagione espositiva 2016 a Milano, esposizione che raccoglie i lavori dell’artista esposti internazionalmente, da Kassel a Venezia al New Jersey, accompagnato da un catalogo monografico realizzato per l’occasione.